Ritratti
Un ritratto non è cosa semplice. Se non ci sei portato è difficile rimanere naturali di fronte ad un obiettivo, soprattutto se chi sta dietro la macchina fotografica preferisce di gran lunga i ritratti rubati, spontanei e non sa darti buoni consigli su come metterti, come sorridere o non sorridere, guarda a destra, a sinistra, a me gli occhi! E il più delle volte è imbarazzata più del soggetto sottoposto a tortura.
E se è vero che nel ritratto viene fuori la parte più profonda di noi allora è fondamentale che chi regge la fotocamera ne avverta il peso. Accostarsi con empatia, mettere a proprio agio, camminare in punta di piedi dentro le emozioni altrui.
Mi sono esercitata su di me, provando smorfie, sorrisi, faccia seria, occhiali si occhiali no. E niente. Davanti ad un obiettivo divento spontanea come un comodino. Se non altro ho compreso una volta di più la difficoltà di stare. Il più naturalmente possibile. Perché hai la sensazione che ti si frughi nell'anima, che si vedano tutti i difetti che ogni giorno studi ossessivamente davanti allo specchio. E di nuovo, non si tratta solo di aspetto esteriore.
Ma questa volta no. C'era un lavoro da fare, le luci, il flash, il trucco e il parrucco. Sarà che c'è amore e confidenza. Sarà che siamo riusciti a divertirci un mondo. Sarà stato un momento di grazia. Ma questo lavoro studiato a tavolino mi ha dato dimostrazione che un ritratto non è solo uno scatto al tuo profilo migliore. E' un'immagine diretta di quello che sei e quello che racconti al mondo.
Grazie Marlena per la pazienza (e la succulenta cena a seguire) e Marco per i consigli e il supporto (nonché il trasporto delle luci 😁).
E grazie a noi per le risate e la leggerezza di un bel pomeriggio passato insieme.







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