50
Facciamo che io ero… Così iniziavano i giochi di bambina. Io ero di volta in volta una principessa, un pirata, una ballerina, un astronauta, alla guida di un sottomarino. E una concertista, un’attrice, un medico, un atleta. E una sirena, una maestra, un’ostessa, un supereroe. Una pellerossa, un druido, una scrittrice, una maga.
Ed era così vero, così ricco di particolari, che ogni volta mi sembrava di svegliarmi dopo un lungo sonno o sogno. Con la massima naturalezza e disinvoltura recitavo la mia parte, mi immedesimavo nel ruolo prescelto ed “ero”. Sono passati anni. Sono affondata malamente con il mio sottomarino e sono rimasta sul fondo del mare a piangere e commiserarmi. A lungo. Poi ho iniziato a guardarmi intorno alla ricerca di un modo per risalire. Con passi incerti ho cominciato a camminare e mi sono trovata davanti una parete. O la Fossa delle Marianne. Dipende da come la guardi. E c’è poco da scegliere. Devi scendere se vuoi risalire. Ogni metro dentro la Fossa come una proiezione ti porta un centimetro più su sulla parete. Come riflessa in uno specchio scendevo per risalire. A volte spedita, sospinta dai sogni, da progetti. Altre volte lentamente. La paura una zavorra insostenibile. E i “devo” invece dei “voglio”. Un passo, un altro passo, un altro ancora. Mi fermo, guardo indietro. Lo specchio è lontano, nello spazio, nel tempo. E scopro che ho fatto tantissimi passi, inosservati. Passi piccoli e passi da gigante. Passi faticosi e passi più leggeri.
E passo dopo passo sono arrivata a 50. Cifra tonda, di nuovo. Altro giro, altra corsa. Ma sono viva. Sono Viva nel senso più vero del termine. Adesso so quello che voglio e so anche perché lo voglio.
Quello che mi piace e quello che invece no. Sono tutti i “facciamo che ero” e nessuno. Scelgo ogni giorno, ogni ora, ogni istante. Mi scelgo in ogni momento e mi guardo intorno con occhi curiosi e famelici, per vedere se c’è qualcos’altro anche oggi da imparare, capire, conoscere.
E scopro che sì, c’è sempre qualcos’altro da imparare, capire, conoscere. Basta mettersi in ascolto. Zittire il rumore di mille pensieri e sentire il suono del respiro, il battito del cuore.
50 anni. Non sono poi così tanti per rinascere.



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