Non so in quale momento della mia vita ho iniziato ad amare la mia diversità. 

Ho viaggiato molto nel tempo in questo ultimo periodo, sono tornata indietro, al ricordo. E ancora più in fondo, all'emozione, alla sensazione che vivevo in quel preciso momento. Fino ad un certo punto i miei occhi, o i miei occhiali, non erano un problema. Lo vedo dall'espressione del viso in molte fotografie di me bambina. E ora mi ricordo. Non erano un problema. Io ero Chiara, a prescindere da tutto e da tutti.

Forse ad un certo punto, una battuta sui miei "fondi di bottiglia", una presa in giro, una risatina, mi hanno portata a guardarmi con gli occhi degli altri. O con quello che io credevo fosse lo sguardo altrui. E gli occhi sono diventati un problema. Per molto tempo.

Non so in quale momento della mia vita ho iniziato ad amare la mia diversità. E non si parla solo di occhi. Ma di sentire. Di guardare al mondo in un modo tutto mio. Ho amato il mio sentirmi diversa anche nei momenti in cui cercavo di allinearmi, per essere parte di qualcosa, per non sentirmi sola.

Finché ho capito che bastava cercare meglio. Guardare a chi mi somiglia. A chi cerca di essere se stesso, nonostante tutto, nonostante il giudizio, la critica o la sottile disapprovazione. O l'indifferenza.  E ho trovato tanta gente che parla direttamente alla mia anima. E per questo ho iniziato ad amare il mondo. E i viaggi. Ho iniziato a cercare volutamente, solo ora lo capisco, tutto ciò che è diverso da me. Perché non è un luogo comune che la diversità è ricchezza. Ogni persona che incontro mi insegna qualcosa, anche per differenza. Mi aiuta a chiarire cosa mi piace e cosa invece non va proprio d'accordo con il mio modo di essere. Sono affamata di conoscenza. Quando entro in contatto con una persona di un paese diverso dal mio, quando sento una lingua o un dialetto diversi dai miei, ho una voglia immensa di attaccare bottone, di fare mille domande, di sapere. C'è una musica così bella quando ognuno parla la sua lingua o il suo dialetto che mi fa venir voglia di impararli tutti. E di sapere i perché. Perché una tradizione, un rituale, un abito. Perché un piatto particolare o un gesto scaramantico. 

Mi piacciono le persone. Non tutte, s'intende. Ma nemmeno io piaccio a tutti e ora lo so. Va bene così. Amo chi mi prende per quella che sono. Chi ha voglia di fermarsi anche solo un istante per capire i miei di perché. Anche se a volte non li capisco neppure io.

Non so in quale momento della mia vita ho iniziato ad amare la mia diversità. Ma so per certo che è mia e fa di me quello che sono, in ogni momento. Con la mia voglia di vivere, di cantare a squarciagola e di piangere a dirotto un minuto dopo. Con gli urlacci seguiti da un abbraccio stretto. Con le indecisioni, le paure e la timidezza che a volte non mi fanno volare dove vorrei. Con i capricci di una bambina che vuole la sua felicità. Qui e ora.

photo Donatella Pileggi

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