Morrigan




Ho sempre schivato tutto ciò che mi inquieta. Arrivare in punta di piedi fino all'orlo della paura e poi fuggire. In preda all'ansia. Per non guardare nell'oscurità. Scoprire il buio dentro fa indietreggiare. Fa sbattere la porta dicendo NO!

Ma il buio fa parte di te. Come la luce. Come il battito del cuore e il respiro, corto per l'affanno di scoprire cose che non ti piacciono, che non vuoi guardare. E loro sono sempre lì e non serve a nulla cercare di seppellirle sempre più a fondo. Tornano a galla. Basta una parola, una foto, una civetta che grida e le ombre tornano in superficie, come bolle. Le superstizioni si mescolano alle paure e ti manca il respiro.

E un giorno arriva il corvo. Disprezzato, temuto, mi inquieta. Invece di fuggire stavolta ascolto, mi soffermo. E scopro che invece mi affascina. Al di là delle credenze, delle facili superstizioni il corvo diventa un potente simbolo di trasformazione. Nigredo, la distruzione che precede la rinascita, la disintegrazione dell'Io, la discesa nel proprio buio per guardare dritte in faccia tutte le ombre che lo popolano. E sederle una accanto all'altra, passarle in rassegna e riconoscerle. Chiamarle per nome e portarle alla luce, non più mostri dai denti aguzzi ma esperienze, emozioni, ricordi. E scoprire che non sei più la stessa persona che le ha vissute e che non possono più farti del male.

Morrigan nelle vesti di corvo incita i guerrieri alla battaglia, raccoglie le anime dei morti, divora i cadaveri sul campo di battaglia per condurli verso una nuova rinascita. Un po' forte, lo ammetto; qualcuno può obiettare che non sono io, che il corvo non mi si addice. Ma mai come in questo momento sento di dover abbandonare ogni cautela: che il corvo mi divori e mi distrugga e mi renda libera di rinascere, molto più simile a me.


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