Il risveglio della memoria




Il profumo, il colore, il sapore delle colazioni a Marina di Carrara. Il nonno Giusé si alzava presto presto. Con la sua bicicletta faceva il giro e prendeva la focaccina e i bomboloni. (Attenzione: la focaccina ha le dimensioni di una tovaglietta e i bomboloni sono le ciambelle ricoperte di zucchero. Niente ripieno, grazie). Appena lo sentivo muoversi mi alzavo, con l'acquolina. La nonna Teré metteva su il caffè. Quando il nonno tornava ero già seduta al tavolo con il tazzone di caffelatte. Strisce e strisce di delizia salata, unta e croccante finivano inzuppate di dolceamaro e sgocciolavano puntualmente sul mento. Poi era la volta del bombolone. Eh. Ero inappetente anche da bambina.
Questo mi fa pensare che forse l'abitudine di alzarmi presto arriva proprio da lì. Dopo una tale colazione dovevo aspettare un po', un bel po' prima di poter correre al mare e tuffarmi in acqua. E se mi alzavo alle nove, alle dieci, dovevo decidere: o la colazione o il mare. Non avevo la forza di rinunciare a nessuno dei due e dunque. Avevo troppe cose da fare per poter indugiare tra le coperte. I cugini, il mare, le albicocche sugli alberi della zia Siria, gli scivoli sulla scala di marmo che la zia Vittoria teneva lustre (e ci rincorreva se ci pescava sulla sua scala). La zia Vittoria. La sentivo prima ancora di vederla. Cantava con una vocina flebile mentre si pettinava i capelli bianchi come la neve. Uscivo nell'orto a piedi nudi e lei era lì, in controluce, assorta. Rimanevo incantata ogni volta perché di giorno portava sempre i capelli legati a crocchia. Ma lì, nella luce del mattino con i capelli sciolti, cantava e si pettinava. Si pettinava e cantava e non si accorgeva di me, che la osservavo curiosa.

Ho fatto abbondante focaccia ieri sera. E tenevo d'occhio la teglia sperando se ne salvasse almeno una fetta per la "colazione dei campioni". Si è salvata. E visto che continuo ad essere inappetente di fette ne ho mangiate tre.
Seduta in giardino, il sole sul viso. Se chiudo gli occhi, con il sapore di focaccina e caffelatte ancora in bocca, se chiudo gli occhi, sento la zia Vittoria cantare, il portoncino che si apre e il nonno che prende la sua rumorosissima bicicletta. Anche lui canta. In cucina le tazze sul tavolo, la moka, il caffè che viene su. E la nonna. Canta anche lei. Apro gli occhi e la magia svanisce. Ma per un momento ero di nuovo a Marina, seduta al tavolo a guardare gli ultimi residui dei sogni notturni svanire sul fondo di una tazza di caffelatte. E canto.


 

Commenti

  1. Quanta poesia in questi ricordi!! Anche se non ho conosciuto la zia Vittoria per un attimo sono stata lì da spettatrice a questo bel risveglio a Marina di Carrara......gli altri protagonisti li ho goduto anche io con tutta la poesia che hai descritto ❤️

    RispondiElimina
  2. I ricordi si risvegliano nei momenti più impensati! È bello condividerli con voi ❤️

    RispondiElimina

Posta un commento

Post più popolari